La medicina dice che lo stress indebolisce le difese immunitarie: il corpo inizia a produrre quantità sempre maggiori di cortisolo, l’ormone dello stress, che nell’immediato aiuta a reagire con prontezza e mente sveglia alle situazioni; per far questo, mette però l’organismo in “risparmio di energia” riducendo la produzione dei linfociti. Componenti fondamentali del sistema immunitario, queste cellule sono in grado di uccidere la gran parte dei patogeni. Nel lungo periodo, con meno linfociti in circolo, il nostro corpo è però molto più soggetto al rischio di infezioni e, quando si ammala, ha bisogno di più tempo per guarire. Un’eccessiva concentrazione di cortisolo per un periodo troppo lungo può inoltre provocare seri danni psicofisici all’organismo, aumentando la pressione arteriosa e quindi l’insorgenza di problemi cardiaci, problemi digestivi, ansia, depressione e disturbi del sonno.
Ma come nascono queste situazioni di stress nei rapporti con le altre persone?
L’altro fa qualcosa che mi dà fastidio, va contro i miei interessi, mi ferisce o mi fa preoccupare per lui. La prima volta lascio perdere, sperando se ne accorga da solo. La seconda glielo dico, ma lui tira fuori qualche scusa. La terza alzo la voce e ne ottengo, da parte sua, una strenua difesa delle sue posizioni, quando addirittura non mi fa passare dalla parte del torto perché non dovevo dirglielo in quel modo o perché “anche tu quella volta hai fatto lo stesso”.
Nella migliore delle ipotesi stabiliamo delle regole di comportamento… che poi vengono puntualmente disattese quando gli fa comodo, anzi “è assolutamente impossibile” fare diversamente. Noi crediamo che le nostre evidenti ragioni debbano evidentemente imporsi, ma l’altro ha le sue ragioni, a cui spesso ne sottostanno altre ancora, inconsce, a cui non può sottrarsi perché, pur malamente, hanno strutturato il suo modo di essere.
Cosa fare allora? Ognuno per la sua strada? E se non è possibile? Gesù ha una soluzione, che esprime attraverso un’iperbole (ossia un’immagine volutamente esagerata per far meglio capire il concetto): “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due” (Mt 5, 38-41). Reclamare i propri diritti? Sì, giustizia! Sarebbe bello che gli altri cambiassero per farci stare meglio! Ma gli altri spesso non cambiano. E allora che facciamo? Continuiamo a roderci il fegato nelle aspettative e nelle pretese? E intanto continuiamo a vivere stressati perché il problema non si risolve? Gesù ci dice: «Senti: non cambiano gli altri? Cambia tu!». Come dice il proverbio: per non ferirti i piedi, invece di ricoprire di tappeti dove devi camminare, mettiti un paio di scarpe! Voglio riuscire a stare in piedi da solo, non perché gli altri mi assecondano. Il mio star bene voglio essere io a costruirmelo; se lo faccio dipendere dagli altri sono fritto! Riesci a vedere l’illusorietà, la fragilità, la temporaneità di una situazione in cui sono gli altri ad accontentare le tue pretese?
Questo non vuol dire rinunciare a confrontarsi, a parlarsi, a chiedere (sempre nei momenti giusti ed esprimendo cosa provoca in noi il comportamento dell’altro, senza giudizi e accuse), ma rendendosi conto che tutti, e noi per primi, abbiamo bisogni che a volte si mettono in rotta di collisione con quelli di chi ci sta vicino, ed è intelligente colmarli dove possiamo, senza pretendere sia lui a farlo. Ci vuole tanta pazienza, misericordia e… creatività.
E l’altro tornerà ad occupare il posto che gli compete: un dono da gustare per quel che può e vuole darci.
Michele Bortignon