11/01/2024

La terza via

Un dialogo fra noi

Michele: «Maria Rosa, hai mai fatto caso a come si svolgono le dinamiche dei litigi?

Quando sorge una tensione tra due persone, ciascuno si sente calpestato nei propri diritti e li rivendica; anzi, spesso esagera, pronto a schiacciare l’avversario. A volte urlando, a volte in un balletto di accuse a denti stretti.

Se non si risolve subito, dopo lo sfogo, parlandosi, la tensione permane ed entriamo in due possibili opposti scenari: il rancore o l’immolazione.

Nel rancore quello che è successo si ingigantisce, diventa terribile e imprescindibile da affrontare per ricucire lo strappo.

Nell’immolazione, che è spesso mascherata da cristiana abnegazione, si perdona tutto e si riprende come se nulla fosse successo.

In entrambi i casi mi costruisco in testa un film in cui io sono la vittima e l’altro il carnefice.

Non ti sembra che a questo punto ci siamo dimenticati della cosa più importante? Il problema… dov’è andato a finire? L’attenzione si è subito spostata sull’io ferito che deve lavare l’onta subita oppure la sublima nella consolante visione di sé come martire cristiano.

Sapendo che, alla fine, si finisce per imboccare l’una o l’altra strada, non è male (dopo lo sfogo iniziale, che è logico e inevitabile) fermarsi davanti a questo bivio e cercare la terza via.

“Siediti al sole, abdica e sii re di te stesso”, dice Fernando Pessoa. Rilassati, lasciati perdere e cerca di capire qual è il problema.

Se davvero è un problema, lo è per te come per l’altro, e l’altro capirà che è un problema anche per lui.

Se ti è chiaro, riuscirai a esprimerlo in poche, chiare parole, magari anche proponendo una soluzione semplice e condivisibile.

La terza via: quella che non contrappone i diritti delle due parti, ma che affronta il problema.»


MariaRosa: «E’ vero quel che dici, Michele: smettere di guardare il proprio ombelico, rendendosi conto che non è il centro del mondo, è un primo passo per guardare l’altro e soprattutto vedere il punto di vista dell’altro.

Spesso, però, l’altro non è altrettanto disposto a cambiare punto di vista o almeno ad alzare lo sguardo da se stesso e dalle proprie ragioni. Che fare allora? Come comportarsi quando sentiamo che la voglia di pace è solo nostra e che, invece, l’altro cerca ogni appiglio per dichiararci guerra?

La terza via di cui parli non è evidente, anzi! In un primo momento proprio non ne vedi l’esistenza e sai perché? Perché il tuo sguardo non è limpido, ma offuscato dalle tue ragioni, dal senso di offesa, dalla voglia di far valere le tue verità a tutti i costi. Lascia decantare tutti questi sentimenti, datti tempo, rilassati, cambia prospettiva e soprattutto chiarisciti ciò che vuoi: costruire la pace. Vedrai che a poco a poco, come il diradarsi della nebbia, o all’improvviso, come un raggio di sole tra le nuvole, si aprirà davanti a te la terza via, quella che porterà al bene di entrambe le parti. Essa sarà quella soluzione così semplice e allo stesso tempo intelligente che spiazzerà l’altro ed egli non potrà che assecondarti o…ritirarsi sconfitto in attesa di sferrare un altro attacco…

In un caso o nell’altro avrai, nel tuo piccolo, aggiunto un mattone nel ponte della pace!»


Michele Vorrei spostare lo sguardo su Gesù per capire se c’è un’alternativa alla logica vincitore-perdente?

Gesù sulla croce è, agli occhi di tutti, un perdente. Ma lui, in tutta la sua passione, non si comporta come tale. Non reagisce a quel che gli sta succedendo, ma agisce in un continuo discernimento del passo che sta per compiere come risposta alla situazione in cui si trova.

Non accetta con rassegnazione l’essere schiacciato né vi si ribella con furbizia o violenza: queste sono le sole opzioni che percepisce chi si trova in una situazione come la sua. Lui no, lui imbocca la terza via: costruisce l’insperato con l’imprevedibile. Un’azione fuori dagli schemi, che accoglie la situazione non come definitiva, ma come una creta da modellare a tentativi successivi, che sempre però si distanziano dalla rassegnazione e dalla sopraffazione.

Lo può fare perché rifiuta di lasciarsi dominare dalla paura da una parte e dal rancore dall’altra. E si rifiuta in nome della libertà interiore dai condizionamenti istintivi per fare invece ciò che è giusto: è la ricerca di tutta una vita, compiuta nel confronto con il Padre: l’Amore che in lui si è fatto concretezza e nello Spirito si è fatto guida interiore.


                                                                                    Michele Bortignon e Maria Rosa Brian

Per un collegamento al Vangelo: Gv 14, 16


Nessun commento:

Posta un commento