Certo, quando Gesù dice di non giudicare, di non condannare (Lc 6, 37), non sta parlando di te: tu sei animato dalle migliori intenzioni per il bene di quella persona! Tu vuoi farle capire che sbaglia, dove sbaglia, perché sbaglia e, soprattutto, come deve comportarsi per fare la cosa giusta. E non capisci, anzi, sei sinceramente scandalizzato, che a fronte di questa tua disponibilità a porgerle la verità, lei ti opponga tanta insofferenza, ostilità, rifiuto, ribellione.
Da dove tiri fuori questa “tua” verità? Dalla tua esperienza di vita, da ciò che ti è stato insegnato a pensare. Ma per questa persona non è forse lo stesso? La sua storia, assolutamente diversa dalla tua, la porta ad agire e a reagire in quel modo che per te è strano e sbagliato, ma per lei, al momento, la aiuta ad affrontare la situazione che sta vivendo nel solo modo che ora sa e può.
Allora tutto è relativo? Ognuno è libero di fare come vuole?
Prova a darti un obiettivo che entrambe possiate ritenere giusto: ognuno deve poter stare bene con se stesso e con gli altri.
E per te, che desideri cambiare questa situazione, fissa un criterio pedagogico: il rispetto della dignità di questa persona, che significa riconoscerle il diritto di gestire la sua vita con i suoi criteri.
Puoi allora renderti conto che finora, con il suo tenerti a distanza, lei ti sta dicendo:
lasciami alla mia responsabilità,
lascia che mi renda conto da sola
lasciami esplorare i miei sogni
fidati che faccio il possibile
lasciami provare
lascia che impari dall’esperienza
Se, anziché l’accoglienza, agisci la tua disapprovazione, brontolerai e cercherai di cambiarla, con l’unico risultato che lei si chiuderà in se stessa e si metterà sulle difensive per rivendicare il diritto a essere come vuole. E le giustificazioni con le quali cerca di difendersi radicano ancor di più in lei quel comportamento.
Il tuo diverso modo di vedere lei può considerarlo, il tuo consiglio può accettarlo solo se è lei a chiedertelo. E te lo chiederà solo se sente che la tua solidità non dipende dal suo cambiamento, che non sei preoccupato del tuo, ma del suo benessere; ti lascerà entrare nel suo mondo se apprezzi il bello che lei è, accettando il suo attuale modo di essere, se sa che non entri dentro di lei a farle del male schiaffeggiandola con il tuo giudizio, manipolandola con la tua disapprovazione, logorandola con i tuoi brontolamenti.
Come fare, però, se lei si ostina in comportamenti che a te (e spesso anche a lei) fanno male? Tanto più se la vostra è una relazione stretta, che non puoi evitare, come in famiglia o nel luogo di lavoro.
Il tuo obiettivo, abbiamo detto, è sentirti bene con te stesso e con lei; ma ora devi trovare il modo di esserlo nonostante questo suo comportamento.
Innanzitutto liberati dall’ansia, dalla paura, dalla rabbia, dalla frustrazione dando un calcio alle tue convinzioni, ai tuoi giudizi che pretendono di sapere cosa è giusto e cosa sbagliato. Cos’è che ti fa sentire bene: che questa persona ti dia ciò che vuoi, che soddisfi i tuoi bisogni? o che tu possa esprimere ciò che sei accogliendo ciò che ti succede come sfida di crescita, per diventare sempre più una persona matura, solida, serena, positiva? Davvero vuoi far dipendere la tua felicità dal suo comportamento?
Decidi allora di essere felice in questa situazione così com’è; e comincia con l’accorgerti, gustare e ringraziare per il bene che in essa c’è.
Felicità non è ottenere ciò che vuoi, ma una condizione di stupore davanti al miracolo della vita, davanti al mistero della vita. Perché questo stupore non sia limitato a ciò che è splendido e fortunato, dovrai imparare a trasformare anche il negativo in positivo, attraverso l’accettazione e l’amore per ciò che ti sta succedendo, che lo faranno diventare occasione per un diverso, opportunità per un di più.
Michele Bortignon
