Gesù, la pietra che abbiamo messo sopra la sua tomba l’ha rovesciata per continuare a rimanere in relazione con noi.
Ma in che modo? Non col suo corpo di prima (nelle apparizioni dopo la pasqua nessuno lo riconosce!), ma nel suo spirito: parole e gesti che ci tornano alla mente e ce lo rendono presente.
Ma… e noi? e questa persona cara che ora non è più qui? Dice san Paolo: “Se siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione” (Rm 6, 5). Allora chi è vissuto unito a Cristo continua a esserci, con lui posso parlare e lui mi risponderà da quello che è stato: esempi di vita, episodi significativi, idee vissute nel concreto dei fatti che mi dicono cosa direbbe, cosa farebbe lui in questa stessa situazione.
Ma… «Dov’è? Com’è?»: domande a cui non c’è risposta. Non guardare a quello che sarà di lui dopo la morte, ma a quale pienezza di vita lui ha incarnato nella sua vita, vivendola in Cristo, e ora ti consegna, se vuoi accoglierne l’esperienza: è questo ora il suo corpo -ossia il modo in cui può entrare in relazione con t, è il suo corpo spirituale.
Se ora stai rendendoti conto che quel che resta di lui è solo ciò che ha vissuto nel bene, nell’amore, nello spirito di Cristo, la sua morte diventa per te stimolo a trasformare anche la tua vita in Vita Eterna, ossia in vita indistruttibile per il suo significato, che resta per sempre.
La vita è il tempo in cui hai il compito di incarnare Dio: per risorgere è dunque il tuo spirito che devi coltivare. Quello che sei in Lui, nel suo Spirito, è il tuo corpo spirituale risorto. È l’unica cosa tua, su cui hai potere.
Pensare al paradiso come sopravvivenza dell’io è egoistico per un cristiano a cui Gesù ha insegnato a perdere l’io nel noi.
Se l’hai sperimentato in vita -Cristo in te e tu negli altri- in questo noi ti ci ritrovi in pieno e ti basta esserci. Il dopo del tuo io lascialo nelle sue mani.
È l’amore che hai vissuto quello che resta per sempre.
Potrai morire tu, ma questo amore non morirà. E in questo amore ci siete tu Lui e tutti quelli che hai amato. Il noi resterà.
Se hai vissuto così, cosa ti resta da fare giunto al passo estremo? Integrare il tuo passato, lasciandoti ringraziare e perdonare da Dio per quel che hai fatto. E già questo è Paradiso.
Qualche giorno dopo aver scritto queste righe, è morto mio zio Luciano. Alla sera, nella preghiera, ho capito che Dio mi diceva per lui: «Finora sono entrato tante volte in te, ora entra tu in me». Sì, la morte acquista senso nell’eucaristia. Non serve fare speculazioni filosofiche o geografiche. La morte è la soglia di un incontro: da Dio veniamo e a Dio ritorniamo. Come al nascere siamo stati desiderati e lasciati andare con fiducia, alla morte siamo attesi per essere abbracciati e riuniti a Lui. Tanto mi basta sapere e gustare.
Michele Bortignon

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