11/01/2026

Davanti alla morte

Perché il dolore per la morte di una persona cara? Perché noi, su quella tomba, ci abbiamo messo una pietra sopra. Quella persona non c’è più.

Gesù, la pietra che abbiamo messo sopra la sua tomba l’ha rovesciata per continuare a rimanere in relazione con noi.

Ma in che modo? Non col suo corpo di prima (nelle apparizioni dopo la pasqua nessuno lo riconosce!), ma nel suo spirito: parole e gesti che ci tornano alla mente e ce lo rendono presente.

Ma… e noi? e questa persona cara che ora non è più qui? Dice san Paolo: “Se siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione” (Rm 6, 5). Allora chi è vissuto unito a Cristo continua a esserci, con lui posso parlare e lui mi risponderà da quello che è stato: esempi di vita, episodi significativi, idee vissute nel concreto dei fatti che mi dicono cosa direbbe, cosa farebbe lui in questa stessa situazione.

Ma… «Dov’è? Com’è?»: domande a cui non c’è risposta. Non guardare a quello che sarà di lui dopo la morte, ma a quale pienezza di vita lui ha incarnato nella sua vita, vivendola in Cristo, e ora ti consegna, se vuoi accoglierne l’esperienza: è questo ora il suo corpo -ossia il modo in cui può entrare in relazione con t, è il suo corpo spirituale.

Se ora stai rendendoti conto che quel che resta di lui è solo ciò che ha vissuto nel bene, nell’amore, nello spirito di Cristo, la sua morte diventa per te stimolo a trasformare anche la tua vita in Vita Eterna, ossia in vita indistruttibile per il suo significato, che resta per sempre.

La vita è il tempo in cui hai il compito di incarnare Dio: per risorgere è dunque il tuo spirito che devi coltivare. Quello che sei in Lui, nel suo Spirito, è il tuo corpo spirituale risorto. È l’unica cosa tua, su cui hai potere.

Pensare al paradiso come sopravvivenza dell’io è egoistico per un cristiano a cui Gesù ha insegnato a perdere l’io nel noi.

Se l’hai sperimentato in vita -Cristo in te e tu negli altri- in questo noi ti ci ritrovi in pieno e ti basta esserci. Il dopo del tuo io lascialo nelle sue mani.

È l’amore che hai vissuto quello che resta per sempre.

Potrai morire tu, ma questo amore non morirà. E in questo amore ci siete tu Lui e tutti quelli che hai amato. Il noi resterà.

Se hai vissuto così, cosa ti resta da fare giunto al passo estremo? Integrare il tuo passato, lasciandoti ringraziare e perdonare da Dio per quel che hai fatto. E già questo è Paradiso.


Qualche giorno dopo aver scritto queste righe, è morto mio zio Luciano. Alla sera, nella preghiera, ho capito che Dio mi diceva per lui: «Finora sono entrato tante volte in te, ora entra tu in me». Sì, la morte acquista senso nell’eucaristia. Non serve fare speculazioni filosofiche o geografiche. La morte è la soglia di un incontro: da Dio veniamo e a Dio ritorniamo. Come al nascere siamo stati desiderati e lasciati andare con fiducia, alla morte siamo attesi per essere abbracciati e riuniti a Lui. Tanto mi basta sapere e gustare.


Michele Bortignon

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